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filetto-mirtillieh si.. ovviamente premetto che non si tratta di una ricetta di Lory e ne minimamente si avvicina.. oltre a non avere le sue doti culinarie non ho neppure il tempo per provarci..
Quando passo dal suo blog e leggo delle sue prelibatezze inizio a fantasticare a pensare a cosa potrei farci io con quello o con l’altro ingrediente, ho un po’ paura a rifare i suoi piatti (e tu Lory, se leggi, non mi sgridare!!)perchè richiedono quasi tutti tanta pazienza e tanto tempo oltre a notevoli doti culinarie che io non ho.. insomma rischierei di rovinare il piatto.
Io prendo spunto, un incipit per creare qualcosa di semplice e veloce che vada bene per me; magari chi lo sa se riesco ad avere le ferie posso anche provarci a fare un demi glacè o altre salsine complicate..

Un bel po’ di tempo fa la super cheffa del blog ha postato una ricettina niente male con i mirtilli e mi è venuta voglia di provarci così ho fatto questa ricettina che aspetta da moltissimo tempo.. ora, tolto il dente tolto il dolore (o quasi) spero di essere tornata veramente e di ripopolare questo blog un po’ morto.

A volte, quando al lavoro non ho nulla da fare mi scervello per abbozzare una ricetta da fare alla sera.. lo scervellamento si prolunga con il rientro a casa, in macchina, parlo da sola provando a pensare ai possibili accostamenti.. se qualcuno mi vede mentre penso e muovo le mani sicuramente penserà a qualcuno che è appena scappato da una casa di cura..

E’ difficile scrivere questa ricetta perchè sono andata molto a caso e ho sicuramente fatto qualche errore di abbinamento ma alla fine ho risolto e ne è uscito un buon piatto anche se ancora da sistemare.

INGREDIENTI:
- 1 bicchiere di valpolicella
- 1 cucch.no di cacao amaro
- 1 carota piccola tritata
- mirtilli
- sale q.b.
- 2 noci di burro
- filetto di maiale x 2
- 1 cucch.no di miele ai fiori di bosco

PREPARAZIONE:
Pulite e tritate con l’aiuto del mixer una carota di piccole dimensioni, mettete da parte; in una pentola fate scaldare una noce di burro, aggiungete la carota e il filetto e alzate leggermente la fiamma. Fate colorire il pezzo di carne in ogni sua parte poi pulitelo piu che potete dalle carote e mettetelo in un piatto coperto. aggiungete ora l’altra noce di burro, fate sciogliere e poi aggiungete il vino rosso, fate andare per cinque minuti quindi aggiuntete il cacao amaro e stemperate bene, fate cuocere fino al restringimento della salsa, aggiungete una manciata di mirtilli lavati e continuate la cottura, se necessario aggiungete un po’ d’acqua (o di vino se preferite).
Fate restringere ulteriormente e aggiungete la carne che avete precedentemente scottato; coprite e abbassate la fiamma. A metà cottura, circa dieci minuti, aggiungete un cucchiaino di miele, se necessario durante la cottura aggiungete un po’ d’acqua tiepida e girate spesso la carne per farle assorbire i sapori della salsa. Continuate la cottura per altri dieci minuti, la carne deve rimanere morbida. Togliete la carne dalla pentola e tagliatela a fettine spesse 1cm intanto nella pentola aggiungete un’altra manciata di mirtilli e fate rapprendere la salsa. Servite con delle patate al burro irrorando la carne con la salsina ai mirtilli.

melecotogne
E’ quasi un mese che manco..
Eggià.. causa principale della mia latitanza è un fastidiosissimo quanto dolorosissimo mal di testa provocato da un’altrettanto fastidiosissimo dente del giudizio che ha pensato bene di crescere proprio nel bel mezzo di un nervo (le sue radici lo abbracciano come fosse un qualcosa da non farsi scappar via..) e io con i miei mal di testa sopporto a malapena le 8 ore di lavoro in ufficio e mettermi a casa a scrivere sul blog proprio non me ne va… ne tanto meno di stare a fotografare ciò che cucino ma il giorno del giudizio universale (per il mio dente) si avvicina e così anche la voglia di riprendere in mano questa mia creatura.
In questo mese ne sono successe nella mia cucina..
La mia cara sorellina mi ha portato i semi di Cardamomo (che qua non trovavo), ho comprato un ottimo thè nero indiano molto speziato, ideale per i giorni di pioggia, con cui ci ho fatto una torta (che rifarò e vi proporrò presto), un’ottimo infuso ai frutti chiamato “cestino di frutta” che in una settimana si è dimezzato, ho fatto un semplice olio al peperoncino da metter dove ancora non so e poi, come vedete dalle foto, volevo fare la cotognata.. ma queste meravigliose mele, che secondo mia mamma erano pere, cotogne avevano al loro interno tante sorpresine e così mi è rimasta la voglia non soddisfatta di quella fantastica prelibatezza che è la cotognata..
Ma quello che mi premeva in questo lungo periodo in cui sono stata assente era pubblicare un bellissimo premio che mi ha donato Bocetta.. (scusami tanto se non l’ho fatto prima).
“Amicizia, legame indissolubile” assegnato ai blog a cui si vuol donare la propria amicizia e simpatia, un bellissimo premio che ritiro e rigiro a Lei e anche a tutti quelli che come me condividono questa passione per la cucina e passano di qui a leggermi.
Altre cose poi son successe mentre latitavo..
Sono stata recensita come molte di voi su “Prenota Ristorante”
Federico di Congusto mi ha inserita nella sua lista di blog che per temi affrontati, immagini e approfondimenti ha ritenuto i migliori. A dire la verità mi sento abbastanza a disagio e un po’ troppo sopravvalutata leggendo gli altri blogger nominati ma mi da una motivazione in più per riprendere in mano il blog e continuare facendo del mio meglio.
Fresca fresca è invece la mail di Deborah di Giallozafferano che propone una nuova sfida culinaria “Sapore di Sfida – Dolce Natale” ecco di cosa si tratta:
“Rivisita o riscopri la ricetta di un dolce Natalizio o inventane una tutta tua personalizzandola secondo i tuoi gusti e la tua fantasia e prova a lasciare a bocca aperta la nostra giuria Vip.”
Interessante, intanto ringrazio Deborah e poi chi lo sa, magari riesco a partecipare =)

Ecco per oggi ho scritto tutto, il capo non mi ha sorpresa in flagrante e ora cerco di tornare al lavoro.
Buona giornata a tutti

Devo farmi perdonare molte cose.. manco da tantissimo, da un po’ meno tempo non passo a trovare i miei foodblog preferiti… ovvero tutti i vostri. E’ un periodo un po’ difficile e a essere sincera non avevo voglia di mettermi a scrivere ma forse ora sono tornata e prima o poi recupererò il premio datomi da Bocetta e anche le altre ricettine che aspettano..
Oggi però volevo farmi perdonare della mia mancanza e vi presento un piattino che ho ideato ieri sera, a dire il vero non c’è niente di nuovo, niente di particolare se non la scelta di un’ingrediente invece che un’altro che ha caratterizzato il piatto.

La scorsa settimana è finita la fiera del riso a Isola della Scala, ve ne avevo parlato qualche post fa, e noi non potevamo mancare..Così abbiamo scoperto che con il riso si può fare di tutto, oltre alla pasta, oltre alla farina, oltre alle creme per viso e corpo e i biscotti esiste anche la grappa, ottima, e la birra.. già già avete capito bene, la birra di riso.. dolce e delicata, leggera ma apprezzabile; insomma settimana scorsa ho provato tutto questo e poi non potevo non comprare il riso.
Tra tutti ho scelto l’unica marca che non vendono nei supermercati, uno dei migliori della zona a detta dei veronesi e io, per amor mio, del blog e anche vostro dovevo provarlo.
Ieri poi che è venuta a trovarmi la Lucy siamo andate alla ricerca di questa riseria e lei ha fatto la scorta da portare a casa.. io ora che so dove si trova ci tornerò spesso.
Ieri sera poi ero a casa da sola e avevo voglia di zucca, avevo voglia di riso e ho deciso di provarlo anche se avevo un’altra confezione appena aperta di un’altra riseria della zona non ho resistito a provare quello nuovo..
Non avevo il vino bianco ma solo rosso e non volevo usarlo per la zucca così guardandomi intorno ho addocchiato la bottiglia di Armagnac del 1984 e ho tentato..  per dargli quel qualcosa in più ho aggiunto due sottilissime fettine di brie alla fine.. Che dire.. provatelo, io lo rifarò presto.

Risotto di zucca all’Armagnac

INGREDIENTI (io l’ho fatto per una persona e sono andata a caso con le dosi):
- riso vialone nano ( 3 pugnetti a testa)
- zucca ( era piccola 1/4 a testa)
- armagnac ( 1/2 tazzina del caffè)
- brodo
- salvia ( 5 foglioline)
- brie

PREPARAZIONE:
Preparate un buon brodo vegetale con un po’ di cipolla e una carota, quanto è pronto abbassate la fiamma e lasciatelo sobbollire intanto tagliate la zucca.
Pulitela dalla scroza dura e tagliatela a tocchetti piccoli, si cuoceranno prima.
Prendete una pentola, versatevi un filo d’olio e unitevi la zucca appena pulita e 3 foglioline di salvia, fate assorbire l’olio e poi aggiungete due cucchiai di brodo, continuate la cottura per una decina di minuti.
Unitevi il riso e fatelo tostare per qualche minuto poi aggiungete un goccino di Armagnac.
Fate sfumare per benino, il riso deve quasi attaccarsi alla pentola, girate per evitare che si bruci e, una volta assorbito il liquido, iniziate a versarvi il brodo caldo, poco per volta, mescolate e fate assorbire tutto il liquido prima di aggiungerne altro. Portate a cottura, ci vorranno circa 16/18 minuti.
Spegnete il fuoco, coprite la pentola e lasciate riposare per tre minuti. Tagliate sottilmente due fettine di brie per piatto.
Impiattate, decorate con delle foglioline fresche di salvia e disponete sopra il brie. Portate in tavola.

Ho la passione per la pesca fin da quando ero piccola, molto piccola.
Mio papà l’aveva, ve ne ho già parlato, lui era un gran pescatore, acqua dolce o salata non aveva poi così importanza, si rilassava, si divertiva, si riposava, staccava la spina. Era preciso in tutto ciò che faceva, apprezzava e ammirava ogni preda che pescava, conosceva tutti i pesci o quasi e di ogni cosa ti sapeva spiegare tutto. Oggi sarebbe stato il suo compleanno e io ho deciso di postare questa ricetta in se molto semplice.
Almeno due o tre volte l’anno andiamo a pescare trote sopra ad Arco e così è stato anche quest’anno. Il posto è splendido e noi passiamo una giornata in “quasi” montagna a divertirci, rilassarci e respirare aria buona.
Diversamente dagli altri laghetti dove si pesca questo è un laghetto naturale ricco di resorgive e il pesce che peschi e veramente buono, così buono che riesco a mangiarlo anche io che di pesci d’acqua dolce non vado per niente matta. Così ora ho il freezer pieno e un’altra ricetta da postarvi a base di trote.. appena riesco a fare una foto decente.
Trote alla brace
INGREDIENTI:

- trote del peso di 350gr./400gr.
- Aglio
- Limone
- Olio
- Timo
- Sale
- Rosmarino
PREPARAZIONE:
Non c’è niente di più semplice che preparare il pesce alla griglia.
Pulite il pesce dalle interiora e squamatelo, lavatelo bene sotto l’acqua corrente per togliere il viscido e asciugatelo con un panno.
Salate leggermente la pancia del pesce. Preparate un intingolo con aglio tagliato finemente, olio, succo di limone e qualche foglia di timo e un po’ di rosmarino tritato. Mettetene una cucchiaiata nella pancia del pesce, inserite poi due rametti di timo e una fetta o due di limone, Se non avete una griglia a libro chiudete la pancia del pesce con due stuzzicadenti per evitare che, girandolo, escano gli aromi.
Mettete i pesci sulla griglia o sulla piastra calda e fate cuocere il pesce fino a quando la pelle sarà bella bruciacchiata. Durante la cottura potete spennellare con del rosmarino un po’ di intingolo sui pesci
Servite con dei pomodorini datterino tagliati a quadretti e condite con olio e timo.


Ultimamente latito un po’ da questo blog, non è che non abbia tempo anzi, al lavoro in questi giorni potrei portarmi da fare la maglia però sono un po’ stanca mentalmente e molto svogliata, pigra.Ho tante ricette pronte, molte sono da rifare perchè le foto sono uscite una vera e propria schifezza e pubblicare qualcosa senza foto non mi va, oggi però non voglio postarvi alcuna ricetta ma vorrei promuovere un po’ la provincia di Verona che in questo periodo sfoggia una serie infinita di feste e sagre dell’uva e del vino ma non solo che noi da buongustai cerchiamo di non perderci.
Oggi da buona [NON]veronese vi racconto un po’ di questo e di quello e vi illustro ciò che c’è di bello e di buono da queste parti in questo periodo, si sa mai che passate di quà…

Dal 12sett. al 5 ott.:
Fiera di Isola della Scala, In occasione della “festa di fine raccolto”del riso.
Convegni, esposizioni di prodotti e macchinari, stand di degustazione del riso e di ottimi vini veronesi.
Da provare il Risotto all’Isolana, tipico piatto locale.

Dal 19 al 21 settembre:
Festa dell’uva di Soave
Manifestazioni varie e stand gastronomici (che non mancano mai) fino alla conclusione domenica sera con fuochi d’artificio con incendio del castello.
(Non sono mai stata a questa festa ma penso di rimediare domenica, da quel che ho letto si tratta della più antica festa dell’uva in Italia, nata nel 1929).

Dal 20 al 21 settembre:
Festa del Torbolin
in località Santa Lucia ai Monti di Valeggio sul Mincio.
Rievicazione in costume della pigiatura dell’uva, chioschi enogastronomici e musica, domenica mattina colazione tradizionale a base di polenta brustolà, renga, cotechino e Torbolin.
(con sto freddo quasi ci sta)

Dal 26 al 28 settembre:
Festa dell’Uva e del Vino a Castelnuovo del Garda (44° edizione).
Degustazioni di vini, convegno sul settore vitivinicolo e sull’uva nell’estetica, giochi di strada, rappresentazioni della civiltà contadina, premiazioni del concorso produttori uve e vino, musica e ballo.

Tocatì, Festival Internazionale dei giochi di strada, in centro a Verona.
Quest’anno paese ospite la Scozia. Durante la manifestazione sono in funzione stands enogastronomici.

Dal 3 al 5 Ottobre:
Festa di Sant’Eurosia“, sagra e mostra dell’uva e del vino a Fumane.
Stand enogastronomi, con risotto all’amarone e degustazioni guidate di vino Valpolicella D.o.c. classico, recioto e amarone.
(Anche questa non ce la perderemo visto l’ottimo vino ma sopratutto lo splendido paesaggio, ricco di grotte e ritrovamenti archeologici).

Festa dell’uva e del vino, Bardolino.
La festa si svolge sul lungo lago, sicuramente Bri può parlarne meglio!
(noi ci siam stati per due anni di fila, è sciuramente da vedere, magari evitate il sabato perchè non si riesce a camminare.)

Queste sono solo alcune delle feste/sagre del periodo quindi per il resto vi rimando a questo sito da dove ho preso tutto le informazioni.
Le foto sopra si riferiscono a Soave due settimane fa, con mio grande stupore ci ho trovato un’enorme pianta di capperi!

Finalmente è arrivato, o almeno così sembra.
Mai come quest’anno ho voglia di autunno, dei suoi colori caldi e dei suoi sapori, pieni e avvolgenti. Ho voglia di funghi, ho voglia di andare a funghi, di passeggiare nel bosco, ho voglia di stare a casa e sentire il temporale fuori dalle finestre, il ticchettio dell’acqua sui vetri.
Sabato sono stata accontentata e anche oggi, una giornata alternata da sole e acqua, la temperatura si è abbassata notevolmente, quel freddo che finalmente di permette di tenere la tuta in casa e una felpina leggera, quel tempo che ti tiene in casa ma anche che ti fa venire il raffreddore .. e ovviamente io l’ho già preso!
Quando restare a letto è un piacere, sotto alle lenzuola, quando i mici tornano a dormire nel lettone, quando ti svegli la mattina e hai voglia di cucinare, hai voglia di strafare, di deliziarti con qualche coccola culinaria. Quando nei fine settimana non si sa a quale sagra andare e si cerca di andare a tutte.
Questa mattina mi son alzata non troppo tardi, in rapporto a quando sono andata a letto ovviamente e già avevo voglia di mettermi ai fornelli, a dire il vero era dalla sera prima che avevo voglia di strafare, avevo voglia di sapori autunnali.
Venerdì sera il mio compare è tornato a casa con un pezzo di Puzzone di Moena portatogli da uno dei suoi capi di ritorno dalle ferie..
quest’anno con i regalini eno-gastronomici dei suoi capi siamo “stati” un po’ ovunque senza muoverci da casa, California con il vino, Francia con il patè d’oca, Puglia con il sugo per le orecchiette, Sardegna con uno strano patè di tonno e bottarga (ancora da assaggiare) e ora anche in Trentino Alto Adige il fetido formaggio.
Così dopo averlo assaggiato la sera stessa e averci bevuto sopra parecchio vino rosso per lavare via il sapore forte di quel formaggio stamattina ho pensato bene di usarlo per cucinare qualcosa.
Non volevo qualcosa di forte e deciso e infatti appena ho detto al capellone che avrei usato il Puzzone per le crepes mi ha guardata con il naso storto ma si è dovuto ricredere all’assaggio.
Effettivamente ne ho messo molto poco perchè altrimenti il suo sapore avrebbe coperto quello dei porcini ma il risultato è stato strepitoso, delicato e decisamente autunnale; da rifare.
Con le crepes restanti ho preparato la merenda farcendole con l’ultima confettura di mia produzione (presto la ricetta).

PER LE CREPES (12 crepes c.ca):
- 400ml di latte
- 2 uova
- Farina q.b.
- Sale q.b.
- 30gr. burro
- burro (per ungere)
PREPARAZIONE:
Sgusciate le uova in una ciotola, lavoratele con una forchetta, aggiungete poi il latte poco per volta stemperando bene il composto, aggiungete ora il burro sciolto precedentemente in una piccola casseruola, amalgamate anche quello e poi aggiungete poco per volta la farina aiutandovi con un setaccio o un colino.
Non so dirvi quanta farina serve, aggiungetela piano piano fino ad ottenere un impasto cremoso ma abbastanza liquido. Salate leggermente con un pizzico o due di sale e lasciate riposare per mezz’ora.
A questo punto fate scaldare una pentola antiaderente e fateci sciogliere una piccola noce di burro;
muovete la pentola in modo tale che si unga uniformemente poi, con l’aiuto di un mestolo versate un po’ di composto e, con un semplice movimento del polso, fate roteare la pentola facendo aderire il composto su tutto il fondo della pentola. Fate cuocere per qualche minuto poi rigiratela e continuate la cottura dall’altra parte fino a far colorire le crepes leggermente.Una volta pronte mettetele una sopra l’altra in  un piatto e fatele raffreddare. Continuate così fino a finire il composto.

PER LA BESCIAMELLA AL PUZZONE:
- 250ml. di latte c.ca
- 250gr. di farina c.ca
- 25gr. di burro
- sale q.b.
- Puzzone di Moena (un piccolo pezzo)
PREPARAZIONE:
In una piccola casseruola fate sciogliere il burro, aggiungete la farina e amalgamate bene, fate cuocere per qualche minuto, poi togliete dal fuoco e aggiungete poco per volta il latte aiutandovi con una forchetta ad amalgamare il tutto. Una volta che avrete reso il composto liscio e senza grumi rimettete sul fuoco e mescolando continuamente portate a bollore, a questo punto aggiungete il formaggio, un pizzico di sale e continuate la cottura fino a farlo sciogliere completamente, se necessario aggiungete altro latte per rendere la crema un po’ più morbida, togliete dal fuoco e fate raffreddare.

CRESPELLE DELICATE AL SAPORE DI MONTAGNA
INGREDIENTI (per due persone):
- 6 crepes
- Besciamella al Puzzone di Moena
- 4/5 Funghi porcini piccoli
- 3 fili di erba cipollina
PREPARAZIONE:
Per prima cosa prepariamo i porcini da aggiungere alla besciamella.
Io ho usato quelli surgelati interi ma se li avete freschi è molto meglio.
Tagliate i funghi a tocchetti non troppo piccoli e metteteli in una pentola antiaderente in cui avrete fatto sciogliere una noce di burro, far cuocere per 5/10 minuti salando a fine cottura. Togliete dal fuoco e fate intiepidire prima di aggiungerli alla besciamella.
Accendete il forno a 150° e preparate le crespelle; prendete una crepe, versatevi un po’ di besciamella con i funghi e distribuitela su tutta la superficie poi chiudetela a metà e ancora a metà e disponetela in una teglia coperta con carta da forno. Continuate così con tutte facendo attenzione a tenere qualche cucchiaio di crema da parte che metterete sopra le crespelle chiuse. Infornate in forno caldo per 15/20 minuti, impiattate, aggiungete un po’ di erba cipollina tagliata al coltello e servite.

Ebbene si..
Non ho fatto i compiti a casa!
Quante volte vi è successo?
Sono sincera, non ero una studentessa modello, proprio per niente e forse maestre e professori non avrebbero mai scommesso una cicca su di me..

Quando ero piccola, ma anche non tanto piccola, insomma fino alla quinta liceo (a noi davano i compiti anche al liceo) vivevo questi ultimi giorni di vacanza come un’incubo; appena vedevo alla televisione zaini, diari e quaderni il mio cuore cominciava a battere forte e io a preoccuparmi, ad avere gli incubi tutte le notti, si perchè dovete sapere che io mi riducevo agli ultimi giorni a finire fare i compiti delle vacanze..
insomma io e la scuola non siamo mai andati d’amore e d’accordo eppure ora a distanza di 3 anni e mezzo dalla mia laurea lo studiare mi manca tanto..
Il lupo perde il pelo ma non il vizio e così io, oramai cresciutella e laureata ancora oggi ho le stesse brutte abitudini..
Questa è una autofustigazione pubblica visto che manco da questo blog da due settimane..
due settimane senza ricette, due settimane senza fotografare, due settimane senza appuntarmi da nessuna parte dosi e procedimenti dei vari piatti cucinati e così mi tocca ora arrampicarmi sugli specchi per raccontarvi questa ricetta talmente buona che ho già rifatto due volte.

Visto che Lory ha postato un suo fantasmagorico piattino con il coniglio ho raggruppato tutte le forze e mi son decisa a postare questa ricetta che ho pronta da almeno due settimane sperando che sia un incipit per continuare a postare frequentemente.
Non vado matta per il coniglio al contrario del mio baldo sistemista così ho dovuto inventarmi qualche modo di cucinarlo per farmelo piacere un po’ di più.

CONIGLIO AL VALDOBBIADENE

INGREDIENTI (4 persone):
- 1 Coniglio a pezzi
- 2 cipolle bianche
- 2 spicchi di aglio
- timo (abbondante)
- 2 rametti di rosmarino
- 3/4 valdobbiadene prosecco dry
- Olio extra v.
- Sale q.b.

PREPARAZIONE:
Comprate un coniglio già porzionato oppure pensateci voi a dividerlo, pulitelo e togliete l’eventuale grasso presente e mettete da parte.
Lavate accuratamente le erbette aromatiche e asciugatele, tritate le cipolle e mettete da parte.
In una pentola grande versate l’olio aggiungete gli spicchi d’aglio, le erbette aromatiche, accendete il fuoco e fate scaldare per un minuto, aggiungete ora la carne e fatela rosolare per bene su tutti i lati.
Una volta che la carne si è colorita potrete togliere l’aglio, io l’ho lasciato, a fine cottura si sarà sfaldato e amalgamato con il resto della salsa.
Aggiungete ora le cipolle e mescolate, fatela ammorbidire e aggiuntete un bicchiere di prosecco, girate bene e solo quando il liquido sarà esaurito aggiungete altro vino e salate, abbassate la fiamma e portate a cottura bagnando con altro vino se necessario (potete aggiungere qualche bicchiere d’acqua tiepida).

Il mix giusto

Sono talmente stanca ultimamente che non trovo la forza di mettermi a scrivere delle mie ricette: trote, dolci, polpettine e quant’altro aspettano di essere immortalate dentro al blog ma la mancanza di ferie comincia a sentirsi e il mio cervello fumante spesso e volentieri fa sciopero.
E’ quasi un’ora che sono davanti a questo post a scrivere e cancellare e riscrivere..intanto grazie a tutti quelli che sono passati a trovarmi nella mia nuova blog-casetta!

La scorsa settimana come sapete mi sono “concessa” un riposo forzato causa infortunio (caduta dalle scale come una pera cotta su una buccia di banana) giorni in cui, con qualche dolorino, mi son trascinata davanti ai fornelli stanca di stare immobile sul divano, io a star ferma proprio non riesco così un bel giorno mentre cucinavo un coniglio alle cipolle e prosecco (anche lui attende di esser messa su blog) mi son ricordata di non avere il pane ne la mia cara farina pre-mixata e allora mi son rimboccata le maniche e con un po’ di ingenio degno di un “chimico” che sperimenta versando un po’ di questo e un po’ di quello ho trovato il giusto mix di farine per un ottimo pane, croccante fuori e soffice dentro.
Non ci ero mai riuscita, avevo provato e riprovato a fare il pane e non mi era mai uscito bene, mai soffice, sempre gnucco e pesantino, fin dalle medie quando ad Educazione tecnica la professoressa ci aveva messi a fare il pane.. cosa centrasse con Educazione Tecnica ancora oggi me lo sto chiedendo ma così fu..
Un giorno la Lucy se ne salta fuori con una farina apposta per fare il pane nero.. (quella di questa ricetta qui).. e da li ho sempre usato quella ogni volta che avevo bisogno di pane e i negozi erano chiusi, ma questa volta mancava anche lei così mi sono messa a fare la “piccola chimica” o la “giovane marmotta” o la “stramba panificatrice” e un po’ di questa un po’ di quella e un po’ di quell’altra è venuto fuori proprio un ottimo pane.
Ho preso la farina rimacinata di grano duro che avevo comprato per far la pasta in casa con la mia cara Titania, comprata e non ancora battezzata, poi un po’ di Manitoba e un po’ di 00, una bella manciata di semini misti, e tutto ciò che serve per fare il pane.
Croccante fuori e soffice e profumato dentro, proprio il mix che cercavo, il giusto compromesso tra gli ingredienti, anche il sale era giusto e così ci ho preso mano e dopo tre giorni l’ho rifatto provando a scambiare gli ingredienti, meno manitoba e piu “00″ ma il risultato non mi ha soddisfatta così sono tornata alla prima versione, quella che vi presento oggi

INGREDIENTI
- 200gr. farina rimacinata di grano duro
- 200gr. farina manitoba
- 200gr. farina 00
- 1 cucc.no di sale fino
- 25gr. di lievito fresco (1 cubetto)
- 2 cucc.ni di zucchero
- 2 cucc. di olio extra
- semini misti
- 120ml. di acqua tiepida
- 160ml. di latte

PREPARAZIONE
Pesate le tre farine e miscelatele insieme, a parte fate sciogliere il lievito con lo zucchero, basterà ricoprirlo con lo zucchero e aspettare qualche istante, poi lavoratelo con un cucchiaino per ottenere un liquido marroncino.
Disponete la farina a fontana e spolverate i bordi esterni con il sale, disponete al centro il lievito stando attenti che non venga a contatto con il sale e iniziate a lavorare l’impasto, aggiungete ora l’olio e lavorate, poi pian piano l’acqua miscelata al latte, impastate bene il tutto, quando gli ingredienti saranno ben amalgamati aggiungete i semini e lavorate la pasta energicamente ripiegandola più volte su se stessa, fatelo per almeno dieci minuti. Disponete la palla ottenuta in una ciotola e copritela con un canovaccio, lasciate lievitare un’oretta.
Passato il tempo riprendete l’impasto e lavoratelo per altri dieci minuti ripiegandolo piu e più volte, dividetelo in tre parti uguali e create una treccia. Disponete il pane in uno stampo da plumcake precedentemente unto, coprite e lasciate lievitare per un’altra ora almeno.
Scaldate il forno a 175° e infornate il vostro pane, quando prenderà colore in superficie estraetelo dallo stampo e lasciatelo cuocere altri 5/10 minuti in forno…

Sfornate e cedete alla tentazione di assaggiarne una fetta calda!


Stress e stanchezza mi hanno tenuta lontana dal blog, a malapena faccio il mio giretto quotidiano a leggiucchiare quelli che come me non sono partiti o sono già tornati o partiranno..
Io sono qua, avete capito bene, non sono in vacanza.. magari lo fossi, è quello che ci vorrebbe!!!
Io e il mio “feroce” fichingo siamo tra i pochi che anche la settimana di ferragosto lavorano..ma che sopratutto non sono andati e molto probabilmente non andranno in ferie, vi ricordate il periodo nero appena trascorso ?(shh prima che la nuvoletta ritorni)..
Certo, non si muore mica senza fare le ferie però un periodo di puro relax ci vorrebbe per le nostre stanche membra ma sopratutto per i nostri cervelli fumanti..
Volevamo andare via qualche giorno e avevo anche prenotato il campeggio ma le previsioni che davano tempesta e il capellone troppo stanco per mettersi in viaggio in mezzo al traffico ci hanno fatto disdire la prenotazione.
Non contenta lunedì scorso scendendo le scale dell’ufficio sono scivolata e ho pestato la schiena.. pensando a una semplice botta non gli ho dato peso fino a che giovedì mi son decisa ad andare al P.s. per fargli dare una controllatina visto che il dolore aumentava invece che diminuire..Niente di rotto fortunatamente ma una gran bella contusione e giorni 8 di riposo assoluto e “Nuove” medicine da prendere.
Assoluto.. ma come si fa a stare in casa con questo caldo?Io non ci sono riuscita e così sabato siamo andati a fare un giretto.. ma vi racconterò nel prossimo post..
In questi giorni ho cucinato un po’.. un’ottimo filetto di maiale alla birra e un risotto al pesto e purea di zucchine ma.. non voletemi male, non ho fotografato nulla… sono troppo stanca anche solo per pensarci e un po’ depressa.. sentire tutti che partono e noi qua è come una freccia dritta al cuore e sentir parlare di ferie, mare e baldorie beh.. lasciamo stare..

Oggi vi presento un’altra confettura, fatta subito dopo quella di albicocche..
Ottima la mattina nello yogurt, come la preferisce il capellone o per future torte quando avrò voglia di farne..
Questa volta ho unito due cose di cui vado pazza, pesche e vaniglia, per una marmellata profumata e dolce, forse troppo.. (meno zucchero la prossima volta)..

INGREDIENTI ( per 3 vasetti da 250gr.):
- 1 kg di pesche
- 1/2 o 3/4 bacello di vaniglia
- 1 bust. frutta Pec 2:1
- 400gr. di zucchero (mettetene anche 300gr.)

PREPARAZIONE:
Pesate le pesche, sbucciatele e tagliatele a tocchetti delle dimensioni che preferite, io li ho tenuti piuttosto grossini ma se volete spalmarla bene riducetela in piccolissimi pezzi o passatela al passino dopo la cottura.
Mettete le pesche in una pentola. aggiungetevi lo zucchero e la bustina di pectina e mettete sul fuoco; fate cuocere per dieci minuti poi aggiungete i semini della vaniglia e il bacello.
(Con le quantità che vi ho indicato la marmellata risulterà molto aromatizzata quindi se preferite dimezzate le dosi di vaniglia).
Continuate a cuocere fino a quando non inizierà a rapprendersi, fate la prova, prendete un cucchiaino di confettura e versatelo su un piattino, attendete qualche minuto e verificate se rafreddandosi si rapprende. Ci vorranno una ventina di minuti.
Invasate ancora calda nei vasetti precedentemente lavati e sterilizzati in forno.

P.s. : Mercoledì aspettatevi una sorpresa!


Mia mamma non è una da dolci, non lo è mai stata anche se, quando eravamo piccole, qualche dolcetto lo faceva: tiramisù, crepes e dei buonissimi dolcetti ripieni e fritti che a solo pensarci mi viene la bavetta alla bocca..
Lei non è da dolci ma a certe cose dolci non sa resistere, gelato d’estate, rigorosamente creme e crema alla nocciola e marron glacee d’inverno.. niente marmellate, non l’ho mai vista mangiarne al contrario del papà che se ne faceva delle grosse scorpacciate e in questo io ho preso da lui..
Era lui che ogni tanto, impegni permettendo, faceva qualche marmellata e ogni volta gli riuscivano bene, quello delle marmellate era lui ma una volta la marmellata l’ha fatta la Lucy, era una cosa così extra-ordinaria che quando qualche giorno fa quando l’ho chiamata per chiederle di codesta bontà lei mi ha risposto che di marmellate non ne aveva mai fatte, che sicuramente l’aveva fatta il papà eppure io in cucina a invasare quella squisitezza mi ricordo lei eppure, anche se solo una volta nella vita, lei la marmellata di albicocche l’aveva fatta e era talmente buona che io , che allora ero piccola, ancora me la ricordo…
Ma niente, non c’è stato verso..lei la marmellata non l’ha fatta, peccato che anche mia sorella si ricordi (o me lo ha fatto credere) che c’era stata una marmellata d’albicocche..
Ma io mi ero intestardita e visto che avevo appena comprato le albicocche e che avevo una indescrivibile voglia di provare quella marmellata mi son messa all’opera..
A fare una semplice marmellata di per se non ci vuole nulla, quello che la rendeva particolarmente buona e interessante era la croccantezza dei semini o delle mandorle che si trovavano nel mezzo.
Da quando ho iniziato a ripensare a quella prelibatezza color del sole (al tramonto) il dubbio mi attanaglia; mandorle o semi di albicocche?!Semi di albicocche o mandorle?!
Poi ho preso un’albicocca, l’ho aperta, ho prelevato il nocciolo e con l’aiuto di uno schiaccianoci l’ho rotto..
Eccolo li il “cuore” del nocciolo, sembra una mandorla di per se, senza la pellicina, l’ho preso, l’ho messo in bocca e mi son detta: “è lui”.
Non so se il semino in se da un sapore diverso al frutto, non lo so ma avere sotto i denti quella croccantezza è come aver in mano un cesto di ciliegie e non saper smettere di mangiarle!
Il risultato.. beh leggete il titolo del post…

INGREDIENTI (3 vasetti e 1/2):
- 850/900gr. di albicocche senza nocciolo
- 400gr. di zucchero
- 1 bustina di frutta pec 2:1 (oppure aumentate lo zucchero)
- semi di albicocca

PREPARAZIONE:
Lavate accuratamente le albicocche, tagliatele a metà e prelevate i noccioli e lasciateli da parte, tagliate a tocchetti le albicocche e mettetele in una pentola d’alluminio, pesate lo zucchero, uniteci la pectina, mescolate bene e aggiungete alla frutta.
Rompete i noccioli con l’aiuto di uno schiaccianoci e prelevate la mandorla al suo interno (io non sono riuscita ad estrarle intere) Unitele alla frutta e mettete sul fuoco, portate a bollore girando di tanto in tanto, quando inizia a bollire alzate la fiamma e fate cuocere per cinque minuti. Spegnete e invasate subito, chiudete bene e capovolgete i vasetti, lasciateli raffreddare completamente a testa in giù.

STERILIZZAZIONE:
Lavate accuratamente i vasetti, metteteli in forno e accendete a 100° lasciateli li per almeno mezz’ora, passato il tempo spegnete il forno, aprite parzialmente la porta e lasciate raffreddare parzialmente e poi invasate.

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