Feeds:
Articoli
Commenti

Ebbene si..
Non ho fatto i compiti a casa!
Quante volte vi è successo?
Sono sincera, non ero una studentessa modello, proprio per niente e forse maestre e professori non avrebbero mai scommesso una cicca su di me..

Quando ero piccola, ma anche non tanto piccola, insomma fino alla quinta liceo (a noi davano i compiti anche al liceo) vivevo questi ultimi giorni di vacanza come un’incubo; appena vedevo alla televisione zaini, diari e quaderni il mio cuore cominciava a battere forte e io a preoccuparmi, ad avere gli incubi tutte le notti, si perchè dovete sapere che io mi riducevo agli ultimi giorni a finire fare i compiti delle vacanze..
insomma io e la scuola non siamo mai andati d’amore e d’accordo eppure ora a distanza di 3 anni e mezzo dalla mia laurea lo studiare mi manca tanto..
Il lupo perde il pelo ma non il vizio e così io, oramai cresciutella e laureata ancora oggi ho le stesse brutte abitudini..
Questa è una autofustigazione pubblica visto che manco da questo blog da due settimane..
due settimane senza ricette, due settimane senza fotografare, due settimane senza appuntarmi da nessuna parte dosi e procedimenti dei vari piatti cucinati e così mi tocca ora arrampicarmi sugli specchi per raccontarvi questa ricetta talmente buona che ho già rifatto due volte.

Visto che Lory ha postato un suo fantasmagorico piattino con il coniglio ho raggruppato tutte le forze e mi son decisa a postare questa ricetta che ho pronta da almeno due settimane sperando che sia un incipit per continuare a postare frequentemente.

CONIGLIO AL VALDOBBIADENE

INGREDIENTI (4 persone):
– 1 Coniglio a pezzi
– 2 cipolle bianche
– 2 spicchi di aglio
– timo (abbondante)
– 2 rametti di rosmarino
– 3/4 valdobbiadene prosecco dry
– Olio extra v.
– Sale q.b.

PREPARAZIONE:
Comprate un coniglio già porzionato oppure pensateci voi a dividerlo, pulitelo e togliete l’eventuale grasso presente e mettete da parte.
Lavate accuratamente le erbette aromatiche e asciugatele, tritate le cipolle e mettete da parte.
In una pentola grande versate l’olio aggiungete gli spicchi d’aglio, le erbette aromatiche, accendete il fuoco e fate scaldare per un minuto, aggiungete ora la carne e fatela rosolare per bene su tutti i lati.
Una volta che la carne si è colorita potrete togliere l’aglio, io l’ho lasciato, a fine cottura si sarà sfaldato e amalgamato con il resto della salsa.
Aggiungete ora le cipolle e mescolate, fatela ammorbidire e aggiuntete un bicchiere di prosecco, girate bene e solo quando il liquido sarà esaurito aggiungete altro vino e salate, abbassate la fiamma e portate a cottura bagnando con altro vino se necessario (potete aggiungere qualche bicchiere d’acqua tiepida).

Il mix giusto

Un giorno mia mamma se ne salta fuori con una farina apposta per fare il pane nero.. (quella di questa ricetta qui).. e da li ho sempre usato quella ogni volta che avevo bisogno di pane e i negozi erano chiusi, ma questa volta mancava anche lei così mi sono messa a fare la “piccola chimica” o la “giovane marmotta” o la “stramba panificatrice” e un po’ di questa un po’ di quella e un po’ di quell’altra è venuto fuori proprio un ottimo pane.
Ho preso la farina rimacinata di grano duro che avevo comprato per far la pasta in casa con la mia cara Titania, comprata e non ancora battezzata, poi un po’ di Manitoba e un po’ di 00, una bella manciata di semini misti, e tutto ciò che serve per fare il pane.
Croccante fuori e soffice e profumato dentro, proprio il mix che cercavo, il giusto compromesso tra gli ingredienti, anche il sale era giusto e così ci ho preso mano e dopo tre giorni l’ho rifatto provando a scambiare gli ingredienti, meno manitoba e piu “00” ma il risultato non mi ha soddisfatta così sono tornata alla prima versione, quella che vi presento oggi

INGREDIENTI
– 200gr. farina rimacinata di grano duro
– 200gr. farina manitoba
– 200gr. farina 00
– 1 cucc.no di sale fino
– 25gr. di lievito fresco (1 cubetto)
– 2 cucc.ni di zucchero
– 2 cucc. di olio extra
– semini misti
– 120ml. di acqua tiepida
– 160ml. di latte

PREPARAZIONE
Pesate le tre farine e miscelatele insieme, a parte fate sciogliere il lievito con lo zucchero, basterà ricoprirlo con lo zucchero e aspettare qualche istante, poi lavoratelo con un cucchiaino per ottenere un liquido marroncino.
Disponete la farina a fontana e spolverate i bordi esterni con il sale, disponete al centro il lievito stando attenti che non venga a contatto con il sale e iniziate a lavorare l’impasto, aggiungete ora l’olio e lavorate, poi pian piano l’acqua miscelata al latte, impastate bene il tutto, quando gli ingredienti saranno ben amalgamati aggiungete i semini e lavorate la pasta energicamente ripiegandola più volte su se stessa, fatelo per almeno dieci minuti. Disponete la palla ottenuta in una ciotola e copritela con un canovaccio, lasciate lievitare un’oretta.
Passato il tempo riprendete l’impasto e lavoratelo per altri dieci minuti ripiegandolo piu e più volte, dividetelo in tre parti uguali e create una treccia. Disponete il pane in uno stampo da plumcake precedentemente unto, coprite e lasciate lievitare per un’altra ora almeno.
Scaldate il forno a 175° e infornate il vostro pane, quando prenderà colore in superficie estraetelo dallo stampo e lasciatelo cuocere altri 5/10 minuti in forno…

Sfornate e cedete alla tentazione di assaggiarne una fetta calda!


Oggi vi presento un’altra confettura, fatta subito dopo quella di albicocche..
Ottima la mattina nello yogurt o per future torte quando avrò voglia di farne..
Questa volta ho unito due cose di cui vado pazza, pesche e vaniglia, per una marmellata profumata e dolce, forse troppo.. (meno zucchero la prossima volta)..

INGREDIENTI ( per 3 vasetti da 250gr.):
– 1 kg di pesche
– 1/2 o 3/4 bacello di vaniglia
– 1 bust. frutta Pec 2:1
– 400gr. di zucchero (mettetene anche 300gr.)

PREPARAZIONE:
Pesate le pesche, sbucciatele e tagliatele a tocchetti delle dimensioni che preferite, io li ho tenuti piuttosto grossini ma se volete spalmarla bene riducetela in piccolissimi pezzi o passatela al passino dopo la cottura.
Mettete le pesche in una pentola. aggiungetevi lo zucchero e la bustina di pectina e mettete sul fuoco; fate cuocere per dieci minuti poi aggiungete i semini della vaniglia e il bacello.
(Con le quantità che vi ho indicato la marmellata risulterà molto aromatizzata quindi se preferite dimezzate le dosi di vaniglia).
Continuate a cuocere fino a quando non inizierà a rapprendersi, fate la prova, prendete un cucchiaino di confettura e versatelo su un piattino, attendete qualche minuto e verificate se rafreddandosi si rapprende. Ci vorranno una ventina di minuti.
Invasate ancora calda nei vasetti precedentemente lavati e sterilizzati in forno.

P.s. : Mercoledì aspettatevi una sorpresa!

.. come quella della mamma


Mia mamma non è una da dolci, non lo è mai stata anche se, quando eravamo piccole, qualche dolcetto lo faceva: tiramisù, crepes e dei buonissimi dolcetti ripieni e fritti che a solo pensarci mi viene la bavetta alla bocca..
Lei non è da dolci ma a certe cose dolci non sa resistere, gelato d’estate, rigorosamente creme e crema alla nocciola e marron glacee d’inverno.. niente marmellate, non l’ho mai vista mangiarne al contrario del papà che se ne faceva delle grosse scorpacciate e in questo io ho preso da lui..
Era lui che ogni tanto, impegni permettendo, faceva qualche marmellata e ogni volta gli riuscivano bene, quello delle marmellate era lui ma una volta la marmellata l’ha fatta mia mamma, era una cosa così extra-ordinaria che quando qualche giorno fa quando l’ho chiamata per chiederle di codesta bontà lei mi ha risposto che di marmellate non ne aveva mai fatte, che sicuramente l’aveva fatta il papà eppure io in cucina a invasare quella squisitezza mi ricordo lei eppure, anche se solo una volta nella vita, lei la marmellata di albicocche l’aveva fatta e era talmente buona che io , che allora ero piccola, ancora me la ricordo…
Ma niente, non c’è stato verso..lei la marmellata non l’ha fatta, peccato che anche mia sorella si ricordi (o me lo ha fatto credere) che c’era stata una marmellata d’albicocche..
Ma io mi ero intestardita e visto che avevo appena comprato le albicocche e che avevo una indescrivibile voglia di provare quella marmellata mi son messa all’opera..
A fare una semplice marmellata di per se non ci vuole nulla, quello che la rendeva particolarmente buona e interessante era la croccantezza dei semini o delle mandorle che si trovavano nel mezzo.
Da quando ho iniziato a ripensare a quella prelibatezza color del sole (al tramonto) il dubbio mi attanaglia; mandorle o semi di albicocche?!Semi di albicocche o mandorle?!
Poi ho preso un’albicocca, l’ho aperta, ho prelevato il nocciolo e con l’aiuto di uno schiaccianoci l’ho rotto..
Eccolo li il “cuore” del nocciolo, sembra una mandorla di per se, senza la pellicina, l’ho preso, l’ho messo in bocca e mi son detta: “è lui”.
Non so se il semino in se da un sapore diverso al frutto, non lo so ma avere sotto i denti quella croccantezza è come aver in mano un cesto di ciliegie e non saper smettere di mangiarle!
Il risultato.. beh leggete il titolo del post…

INGREDIENTI (3 vasetti e 1/2):
– 850/900gr. di albicocche senza nocciolo
– 400gr. di zucchero
– 1 bustina di frutta pec 2:1 (oppure aumentate lo zucchero)
– semi di albicocca

PREPARAZIONE:
Lavate accuratamente le albicocche, tagliatele a metà e prelevate i noccioli e lasciateli da parte, tagliate a tocchetti le albicocche e mettetele in una pentola d’alluminio, pesate lo zucchero, uniteci la pectina, mescolate bene e aggiungete alla frutta.
Rompete i noccioli con l’aiuto di uno schiaccianoci e prelevate la mandorla al suo interno (io non sono riuscita ad estrarle intere) Unitele alla frutta e mettete sul fuoco, portate a bollore girando di tanto in tanto, quando inizia a bollire alzate la fiamma e fate cuocere per cinque minuti. Spegnete e invasate subito, chiudete bene e capovolgete i vasetti, lasciateli raffreddare completamente a testa in giù.

STERILIZZAZIONE:
Lavate accuratamente i vasetti, metteteli in forno e accendete a 100° lasciateli li per almeno mezz’ora, passato il tempo spegnete il forno, aprite parzialmente la porta e lasciate raffreddare parzialmente e poi invasate.

Restyling 80’s!

Ultimamente si fa un gran parlare degli anni ’80, tutti li rimpiangono e devo ammettere che li rimpiango anch’ io…
Io negli anni ’80 ci sono nata, proprio all’inizio, correva l’anno 1981.. insomma io quel decennio l’ho vissuto tutto anche se i primi anni non posso ricordarmeli le pubblicità sui “Topolino” e le mie due sorelle maggiori mi hanno istruita come si deve.
Ahhh gli anni ottanta.. (cosa resterà di questi anni ottanta.. cassettina bimbomix.. o qualche altra cosaccia che girava per casa mia temo) forse li rimpiango per il semplice fatto che ero piccola e tutto ciò che non riguardava il mio piccolo mondo non mi importava, non mi toccava minimamente e poi, come tutti i ricordi si guardano con una certa nostalgia; non certo nostalgia dell’abbigliamento, ma ve li ricordate i calzettoni najoleari con le apine?!?!E gli swatch? c’era una vera e propria mania, iniziata a metà degli anni ’80 e continuata per una decina di anni, i Pop swatch!!! ma chi se li ricorda? mia sorella grande ne aveva uno e io qualche volta glielo rubavo e lo sfoggiavo con grande orgoglio..ora ci penso e mi vien da ridere..
Tante cose son scomparse, chi si ricorda il Billy?!? e il Fior di fragola? (che c’è ancora) il tegolino quadrato e le scatoline del mulino bianco, il gelato gusto puffo e i coni di sola panna montata con cacao o cannella.. e le caramelline di Adamo ed Eva ? quelle scatoline in latta con i bambinetti nudi, lui coi capelli neri e lei biondi e lunghi.. come mi piacerebbe averne ancora una..(ma come si chiamavano?).
Ma veniamo alla cucina..
Io gli anni ’80 culinari me li ricordo per le fritture, le tagliatelle paglia e fieno della nonna con dadini di crudo, i risotti, le granite alla menta, i ghiaccioli nel freezer alla ricerca del colore e non del gusto, il vitello tonnato della mamy, le patatine a quadratini del papà, gli gnocchi, il tiramisù, la carne alla pizzaiola, le scaloppine…

Qualcosa di rosso tempo fa aveva lanciato un’iniziativa interessante!(attenzione scade il 31 luglio!! affrettatevi se avete qualche idea in mente!)Rifare il “vestito” ai piatti tipici di quel decennio..

chi ne avrà voglia potrà pubblicare una ricetta anni ’80 RIDISEGNATA, ovvero rielaborata in chiave moderna, un po’ come la nuova fiat 500 😛 si tratta di eseguire e migliorare (ovviamente) vecchi tormentoni gastronomici come pasta prosciutto & piselli, sogliola alla mugnaia e simili, reinventandoli in modo creativo.” Non potevo mancare all’appuntamento..

Quando ero piccola di fritture se ne mangiavano di più, sarà che ero piccola, sarà che erano semplicemente altri tempi e oltre alle patatine fritte si friggevano le mazze di tamburo (mamma che buoneee, erano gli unici funghi che mangiavo allora) e poi c’era il prosciutto cotto impanato.. avete presente?!?! Io lo adoravo, lo mangiavo dalla Lorenza (la mia nonna paterna), spesso accompagnato dalle sue mitiche patatine fritte, le mie patatine preferite, nessuno le ha mai sapute rifare e ora lei di cucinare non ci pensa proprio, non le è mai piaciuto cucinare ma io ero sempre li e lei mi cucinava i suoi piatti semplici ma buonissimi che sono rimasti nel mio cuore e sogni del mio stomaco.
Tornando al cotto fritto beh.. ci ho pensato e mi è venuta voglia.. una voglia che forse era meglio se non mi veniva visto che sarei a dieta!!
Comunque, l’ho fatto per il blog, mi sentivo obbligata (la trovate buona come scusa?) beh.. non avendo pane grattuggiato e dovendo fare un restyling del piatto ho deciso di impanarlo con dei semini misti appena comprati: girasole, papavero e sesamo per farne dei bastoncini da mangiare freddi accompagnati magari da una salsina alla menta che rinfresca un po’ e sgrassa..
Ottimi come antipasto per qualche festa con amici!

INGREDIENTI:
– semi misti (papavero, sesamo, girasole)
– 1 fetta di prosciutto cotto alto 1/2 cm o poco più
– 1 uovo
– olio di semi per firggere
– 10 foglie di menta
– olio d’oliva

PREPARAZIONE:
Fatevi tagliare del prosciutto cotto di uno spessore di 0,5mm o poco più.. anche più alto se volete, tagliatelo a listarelle della dimensione di 4cm X 1,5/2cm.
Sbattete un uovo e immergetevi il cotto poi passate le listarelle nei semini e impanateli; schiacciate bene e fate si che i bastoncini siano completamente ricoperti.
In una padella fate scaldare abbondante olio di semi intanto preparate la salsina, lavate accuratamente una decina (ma anche di più) di foglie di menta, asciugatele e mettetele in un frullatore con qualche semino di sesamo (1 cucchiaino) e un filo d’olio, frullate il tutto e tenete da parte.
Friggete i bastoncini di cotto da entrambi i lati, basteranno pochi minuti, scolateli e lasciateli raffreddare su carta assorbente, metteteli in un piatto da portata con sopra un po’ di salsina alla menta.

di metal e sfighe..

Quando la sfiga arriva, beh …. Si salvi chi può!
Avete presente quella nuvoletta fantozziana che vi segue e vive con voi per un non ben determinato lasso di tempo?! Beh ora quella vaporosa nuvoletta gira sopra le nostre teste, mia e del capellone e a quanto pare non ne vuole sapere di andarsene..Tutto ebbe inizio tre domeniche fa, il 6 luglio quando alzatici di buon ora siamo partiti alla volta di Conegliano Veneto e dintorni.. meta “Bosco delle Penne Mozze” o meglio ai suoi piedi per una festa di beneficenza alla quale gli Ice9 erano stati chiamati a suonare. Luoghi di una bellezza indescrivibile, bella festa animata da tanto spirito, solidarietà e fraternità se non che verso le 17:00, giusto quando capellone e compari salivano sul palco, un temporale di quelli giusti e interminabili non si è scatenato sulla vallata e sulla festa.. Concerto annullato ma “gotto” assicurato, un po’ di tensione e nervosismo per un qualcosa che, viste le previsioni meteo, poteva essere organizzato meglio.. ma chi pensava che quella nuvola vaporosa e grigia sarebbe rimasta sulle nostre testoline?!Io no di certo..
La settimana inizia e prosegue così così; qualche problemuccio al lavoro ma il sabato sarebbe arrivato presto e con lui anche il concerto degli Opeth! E così è stato.
Partenza da Verona in tarda mattinata, capatina dalla Lucy che per l’occasione aveva preparato un pranzetto luculliano e poi diretti all’ Idroscalo di Milano dove si stava svolgendo l’ Evolution Fest. Giornata splendida, arieggiata ma calda; un susseguirsi di gruppi, alcuni piacevoli altri meno fino alle 20:30 circa quando salgono sul palco loro..Nell’aria c’è curiosità di vedere all’opera il nuovo chitarrista e un po’ di apprensione per la voce del cantante appena guarito dalla varicella presa dalle sue figliolette..I dubbi si sciolgono subito alla prima canzone e il gruppo fa una delle migliori performance che gli abbia mai visto fare (era la quarta volta che li vedevamo).Qualche problemuccio con l’audio (voce bassa e basso alto) ma siamo in Italia e per di più a un festival.. che cosa ti aspetti?!?!
Gli “svedesoni” (tranne il bassista uruguaiano) suonano la loro ora e mezza, un perfetto mix di canzoni vecchie e nuove che ci hanno soddisfatto e accontentato.. il tempo passava e, stregati dalla bravura e dalla potenza dei loro suoni non ci siamo accorti che il cielo imbruniva… da azzurro è diventato bianco, da bianco è diventato grigio e da grigio è diventato rosso violaceo e li in mezzo saette viola spaccavano il cielo.. Giusto in tempo per finire l’ultima canzone, salutare il pubblico ed è iniziato il finimondo, il vento in men che non si dica ha portato la pioggia pesante e gelida sulle nostre teste.. Il tempo di uscire dal parco (due minuti) ed eravamo zuppi d’acqua, da li a pochissimo sarebbero scese delle nocciole di ghiaccio..non si può arrivare alla macchina, la grandine aumenta così ci ripariamo sotto al tetto del camioncino del panettaro ma la grandine non smette anzi.. alcune nocciole diventano mandarini e io comincio a star male pensando alla mia povera macchinina (non ha ancora un’annoo!!)..
Dopo una quindicina di minuti smette di grandinare e il cielo si apre, raggiungo la macchina con passo spedito…
Che vi devo dire?almeno 400€ di danni..poteva andare peggio e sopratutto l’importante è non aver preso il ghiaccio in testa ma; sarà finita la sfiga!?
Certo che no…
altri problemoni al lavoro per quel che riguarda me, il collega nuovo del fichingo dopo un giorno scappa lasciandoli ancora con un posto vacante e giovedì il capellone in macchina non riesce a frenare in tempo, quelli davanti avevano inchiodato, e va addosso a quello davanti.. 2000€ di danni stimati più quelli, fortunatamente minimi, dell’altra macchina coinvolta..
Domenica poi cancellano la festa a cui avrebbero dovuto suonare sabato (data rimandata ancora una volta)…
e ora?!?! ho paura che succeda qualcos’altro, intanto una cosa è certa, quest’anno niente ferie..
Evviva luglio!!! e si salvi chi può!

No! … ai fornelli!

In questi giorni sto scioperando.. da cosa?!?!
Ma dagli adorati fornelli!!
ha fatto parecchio caldo ultimamente (ed è giusto così, siamo in estate) ma in casa la temperatura sale come niente e in men che non si dica si raggiungono i 30 gradi!
Fortunatamente nell’ultima settimana l’afa sembra sparita, ha piovuto in giro ma non a Verona.. eppure io l’acqua me la sono presa e bella ghiacciata..
Avete sentito della grandinata di sabato sera a Milano? Beh .. e io dove volevate che fossi?!? Proprio in quel de Milan!!
Oltre a una capatina veloce dalla mami che ci ha preparato un pranzetto estivo luculliano (mamma non mi leggi – e forse è meglio così – ma i tuoi peperoni ripieni erano buonissimiii) siamo andati all’ Idroscalo per un festival .. (metal ma che ve lo dico a fare?!?) tralascio i particolari visto che non so quanto interesse susciterei in voi.. fatto sta che appena gli Opeth hanno messo giù le chitarre e hanno ringraziato il pubblico il vento si è alzato e giù il brodo.. ma mi piacerebbe raccontarvi il tutto nel prossimo post quindi torno al mio sciopero!
Fatto sta che anche se ora abbiamo “solo” 27 gradi in casa non mi va proprio di provocare l’innalzamento del calore quindi evito più che posso di accendere il fuoco e così la maggior parte delle nostre cene consiste in piatti freddi e ricche insalatone.
Eccovene uno, non serve a molto darvi la ricetta, chiunque sa com’è fatta una caprese e chiunque saprebbe farsela, io ci ho aggiunto solo un po’ di cipolla di tropea ma va a gusti.

INGREDIENTI (a persona):
– 1 mozzarella (vaccina o di bufala come la preferite voi)
– 2/3 pomodori san marzano o datterino maturi ma sodi
– cipolla di tropea
– olio d’oliva
– aceto di mele
– sale
– pepe nero
– basilico fresco

PREPARAZIONE:
e come ve lo spiego?!?! eheheh
Lavate i pomodori e affettateli come più vi piace, finemente (io li adoro fini fini il capellone li preferisce spessi) conditeli con olio, pepe e aggiungete il sale solo prima di servire altrimenti i vostri pomodori faranno acqua.
Tagliate sottilmente una cipolla di tropea ma va bene anche una cipolla rossa, conditela con poco olio, pepe e aceto se ve ne va.
Componete il piatto, salate i pomodori, tagliate una mozzarella a fette dello spessore di 5/7mm e adagiatela su un letto di pomodori, poi contornate con la cipolla, qualche fogliolina di basilico e via in tavola ..
Io non amo mettere l’olio sulla mozzarella, a me piace così ma non ho ancora trovato qualcuno che la pensa come me, vedi piatto fotografato, chiunque lo fa, io no, mi piace sentire il latte e basta, niente sale, niente olio niente pepe; ottima con bei bicchieroni di acqua fresca, la bevanda più buona e rinfrescante che ci sia!! o no?